La responsabilità genitoriale è l’insieme dei diritti e dei doveri che un genitore ha verso il figlio. In casi gravi, però, un genitore può esserne privato: è la decadenza dalla responsabilità genitoriale. Si tratta della misura più severa prevista a tutela del minore, riservata a situazioni eccezionali. Vediamo quando e come può essere disposta.
Cos’è la responsabilità genitoriale
La responsabilità genitoriale comprende il dovere di mantenere, istruire, educare e assistere il figlio, nel rispetto delle sue capacità e inclinazioni. È un munus, cioè un ufficio esercitato non nell’interesse del genitore, ma in quello del figlio. Proprio per questo, quando viene esercitata in modo gravemente dannoso, l’ordinamento interviene.
Una delle ipotesi che ricorrono più spesso è quella del genitore affetto da una patologia psichica che incide sul rapporto con il figlio: ne parliamo in affidamento esclusivo e disagi psichici.
Quando si decade: le condotte gravemente pregiudizievoli
La decadenza è disposta dal giudice quando il genitore viola o trascura gravemente i propri doveri, o abusa dei relativi poteri, con grave pregiudizio per il figlio. Si tratta di situazioni serie, come maltrattamenti, abbandono, gravi trascuratezze o condotte che mettono a rischio la salute fisica o psichica del minore.
Non basta quindi un conflitto tra i genitori o un comportamento non ideale: serve una condotta oggettivamente grave e dannosa per il bambino.
Una misura estrema e reversibile
Due caratteristiche sono fondamentali:
- la decadenza è una misura di extrema ratio: il giudice vi ricorre solo quando provvedimenti meno drastici non bastano a proteggere il minore;
- è reversibile: quando vengono meno le ragioni che l’hanno determinata, il genitore può essere reintegrato nella responsabilità genitoriale.
Esistono inoltre provvedimenti intermedi: il giudice può limitare la responsabilità genitoriale o adottare misure meno gravi, senza arrivare alla decadenza, sempre calibrando l’intervento sulla concreta necessità di tutela del minore.
La decadenza non cancella gli obblighi economici
Un punto spesso frainteso: la decadenza dalla responsabilità genitoriale non fa venire meno l’obbligo di mantenere il figlio. Il genitore decaduto perde i poteri decisionali, ma resta tenuto a contribuire economicamente al mantenimento, perché quell’obbligo nasce dal rapporto di filiazione e non dalla titolarità della responsabilità genitoriale.
Come viene disposta
La decadenza è pronunciata dal giudice, su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero, all’esito di un procedimento in cui vengono accertate le condotte e valutato l’interesse del minore, anche con l’ausilio dei servizi e di esperti.
Per approfondire leggi la guida all’affidamento dei figli e gli strumenti quando un genitore tiene condotte pregiudizievoli. Il riferimento sono gli artt. 330 e 333 del Codice civile.
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Domande frequenti
Quando si decade dalla responsabilità genitoriale?
Quando il genitore viola o trascura gravemente i propri doveri o abusa dei poteri, con grave pregiudizio per il figlio. Serve una condotta oggettivamente grave e dannosa.
La decadenza è definitiva?
No. È reversibile: quando vengono meno le ragioni che l’hanno causata, il genitore può essere reintegrato nella responsabilità genitoriale.
Chi decade deve ancora mantenere il figlio?
Sì. La decadenza fa perdere i poteri decisionali, ma non l’obbligo di mantenimento, che nasce dal rapporto di filiazione e resta dovuto.
Ci sono misure meno gravi della decadenza?
Sì. Il giudice può limitare la responsabilità genitoriale o adottare provvedimenti intermedi, ricorrendo alla decadenza solo come extrema ratio quando il resto non basta.