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ASSISTENZA LEGALE MATRIMONIALE

§ Sintesi dei contenuti

Sì, un figlio può essere affidato in via esclusiva al padre. Non è la regola — quella resta l’affidamento condiviso — ed è tutt’altro che automatico: serve una situazione grave, riferita alla madre, che renda pregiudizievole per il minore la sua partecipazione alle decisioni che lo riguardano. Ma accade, e i criteri sono esattamente gli stessi che si applicherebbero a parti invertite.

Affidamento e collocamento non sono la stessa cosa

È la confusione più frequente, e conviene toglierla di mezzo subito. L’affidamento è il diritto-dovere di prendere le decisioni importanti per la vita del figlio: scuola, salute, educazione, formazione. Il collocamento è invece il luogo in cui il figlio vive stabilmente e la distribuzione dei tempi fra i due genitori.

Con l’affidamento condiviso non esiste un genitore di serie A e uno di serie B: padre e madre hanno la stessa dignità nelle scelte, anche quando il figlio vive prevalentemente con uno dei due. Se la tua domanda riguarda i tempi e non le decisioni, l’articolo giusto è padre genitore collocatario: quando i figli vivono col padre.

Le stesse regole valgono per i genitori non sposati, che abbiano cessato la convivenza o non abbiano mai vissuto insieme.

Le condizioni che possono portare all’affido esclusivo al padre

Il giudice vi ricorre solo in presenza di situazioni che rendono impossibile o sconsigliato l’affidamento anche alla madre. A titolo esemplificativo:

  • condotte violente o aggressive tenute in presenza del figlio;
  • maltrattamenti o la commissione di reati;
  • condotte manipolative volte a ostacolare il rapporto con il padre, di cui parliamo in alienazione parentale;
  • disinteresse verso il figlio e sistematica inosservanza dei doveri genitoriali;
  • allontanamento dalla casa familiare con successiva irreperibilità;
  • trasferimento in un’altra città o all’estero con il figlio senza il consenso del padre;
  • una condizione personale che incide sulla capacità di cura, come nel caso dell’affidamento esclusivo e disagi psichici.

Sono le stesse circostanze che porterebbero all’affido esclusivo alla madre se a tenerle fosse il padre: il criterio non è il genere, è il pregiudizio per il minore. Il quadro normativo completo è nella guida sull’affido esclusivo del figlio.

Come si dimostra

Qui si gioca la partita, ed è il punto su cui la maggior parte delle domande naufraga. Le affermazioni generiche non bastano: servono fatti collocati nel tempo e documentati — comunicazioni scritte, referti, segnalazioni della scuola o dei servizi sociali, denunce, prova dell’irreperibilità o del trasferimento.

Quando il quadro resta controverso il giudice incarica un consulente terzo e imparziale, la consulenza tecnica d’ufficio, che valuta le capacità genitoriali di entrambi. Vale la pena saperlo prima di iniziare: la consulenza esamina anche chi ha proposto la domanda.

Va aggiunto che una richiesta di affidamento esclusivo manifestamente infondata viene valutata dal giudice a sfavore di chi l’ha avanzata, perché segnala un atteggiamento non collaborativo.

Che cosa resta alla madre non affidataria

Molto più di quanto si immagini. L’affidamento esclusivo attribuisce al padre il potere di decidere, non cancella l’altro genitore:

  • la madre conserva il diritto di vedere il figlio secondo i tempi stabiliti dal giudice;
  • mantiene il potere di vigilare su istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice contro decisioni che ritiene pregiudizievoli;
  • resta obbligata al mantenimento, che l’affidamento esclusivo non fa venire meno;
  • conserva il rapporto del figlio con i propri genitori e con i parenti del suo ramo familiare.

L’esclusione dalle decisioni può essere anche solo parziale: il provvedimento può riservare alla madre le scelte di maggiore interesse, o alcune di esse.

Quando si arriva al superesclusivo

L’esclusione assoluta dalla partecipazione alle decisioni sul figlio si ha solo nel caso estremo dell’affido superesclusivo, oppure quando un genitore è dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Sono ipotesi ulteriori, con presupposti ancora più stringenti di quelli visti finora.

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Domande frequenti

È più difficile per un padre ottenere l’affido esclusivo?

La legge non fa distinzioni di genere: i presupposti sono identici. Quello che conta è la gravità della condotta dell’altro genitore e la qualità delle prove portate in giudizio.

Se il figlio è affidato al padre, la madre può ancora vederlo?

Sì. L’affidamento riguarda il potere di decidere, non la frequentazione: il diritto di visita viene regolato dal giudice, non soppresso.

La madre non affidataria deve pagare il mantenimento?

Sì. L’obbligo di mantenere il figlio prescinde dall’affidamento e resta pieno.

Basta che la madre ostacoli i miei rapporti con il figlio?

Non automaticamente. Le condotte ostruttive rilevano, ma vanno documentate e valutate nel loro insieme: da sole, e se episodiche, difficilmente giustificano l’affidamento esclusivo.

Dott.ssa Beatrice Aprile

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