L’assegnazione della casa coniugale non è per sempre. Quando viene meno la ragione per cui era stata disposta — cioè la tutela dei figli — l’altro coniuge può chiederne la revoca al giudice. Capire quando questo è possibile è importante sia per chi vuole tornare a disporre della propria casa, sia per chi rischia di perderne l’assegnazione.
Vediamo in quali casi la revoca può essere chiesta, come funziona la procedura e perché non è mai automatica.
Perché l’assegnazione può essere revocata
La casa familiare viene assegnata al genitore presso cui vivono i figli per garantire loro continuità: stessa casa, stesse abitudini, stesso ambiente. È un diritto di godimento strettamente legato alla presenza dei figli. Quando questo presupposto viene meno, cade anche la ragione dell’assegnazione, e il coniuge proprietario (o l’altro genitore) può chiederne la revoca.
I casi in cui si può chiedere la revoca
Le situazioni tipiche in cui l’assegnazione può essere revocata sono le seguenti.
1. I figli lasciano stabilmente la casa
Se il figlio maggiorenne convivente decide di andare a vivere altrove, oppure se i figli non abitano più stabilmente nell’immobile, viene meno l’esigenza di tutela che giustificava l’assegnazione. L’altro genitore — magari proprietario esclusivo della casa — può allora chiedere al giudice la revoca e ottenerla.
2. Il genitore assegnatario lascia la casa
Se è lo stesso genitore assegnatario, affidatario dei figli, a non abitare più stabilmente l’immobile, l’altro genitore che ne abbia interesse può presentare richiesta di revoca. Il giudice valuterà la situazione nell’interesse dei figli e, non trovando motivi contrari, dichiarerà la revoca con perdita di ogni diritto in capo al genitore a cui la casa era stata assegnata.
3. Convivenza con un nuovo partner o nuove nozze
Anche quando l’assegnatario instaura una convivenza stabile con un nuovo partner o contrae nuovo matrimonio, l’altro coniuge può chiedere la revoca. Attenzione però: questo non comporta una decadenza automatica.
La revoca non è mai automatica
Questo è il punto più importante e spesso frainteso. Il venir meno di una delle condizioni sopra descritte non fa perdere automaticamente la casa. La Corte costituzionale ha chiarito che il giudice deve sempre verificare in concreto che la revoca sia compatibile con l’interesse dei figli.
In altre parole: se togliere la casa danneggiasse i figli ancora minori o non autosufficienti, la nuova convivenza del genitore, da sola, non basta a far revocare l’assegnazione. Prima viene l’interesse dei figli, sempre.
Come si ottiene la revoca: serve il giudice
Un aspetto pratico fondamentale: la revoca dell’assegnazione non opera mai da sola. Anche quando i presupposti sembrano evidenti, è sempre necessario un provvedimento del giudice competente, a cui va presentata apposita richiesta. Finché non c’è una decisione, l’assegnazione resta valida ed efficace.
Chi intende chiedere la revoca dovrà quindi documentare il venir meno del presupposto (ad esempio il trasferimento dei figli, il cambio di residenza dell’assegnatario, la nuova convivenza) e investire della questione il tribunale, di norma nell’ambito di un procedimento di modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
Cosa puoi fare
- Se sei il proprietario e ritieni che i presupposti siano venuti meno, raccogli prove concrete (residenze, testimonianze, documenti) prima di rivolgerti al giudice.
- Se sei l’assegnatario e temi la revoca, ricorda che l’interesse dei figli resta prevalente: valuta con un legale la tua posizione prima di prendere decisioni (come una nuova convivenza) che potrebbero essere usate contro di te.
Per capire a monte come e a chi viene assegnata la casa, leggi la guida completa all’assegnazione della casa coniugale. Il riferimento normativo è l’art. 337-sexies del Codice civile.
Se stai affrontando una situazione di possibile revoca dell’assegnazione, da una parte o dall’altra, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Se mio figlio maggiorenne va a vivere da solo posso riavere la casa?
Puoi chiederne la revoca al giudice: venuta meno la convivenza dei figli, cade il presupposto dell’assegnazione. Non avviene però in automatico, serve un provvedimento del tribunale.
Se il mio ex convive con un nuovo partner perde la casa?
Non automaticamente. La nuova convivenza è un elemento valutabile, ma il giudice verifica sempre che la revoca sia compatibile con l’interesse dei figli ancora minori o non autosufficienti.
La revoca avviene da sola quando i figli se ne vanno?
No. Anche quando i presupposti sono evidenti, l’assegnazione resta valida finché un giudice non ne dichiara la revoca su richiesta della parte interessata.
A chi devo rivolgermi per chiedere la revoca?
Al tribunale competente, di solito attraverso un procedimento di modifica delle condizioni di separazione o divorzio. È consigliabile farsi assistere da un avvocato.
Cosa succede dopo la revoca?
Il genitore a cui la casa era stata assegnata perde il diritto di abitarla, e l’immobile torna nella disponibilità del proprietario secondo le ordinarie regole.