Dopo la separazione, la casa familiare è stata assegnata a uno dei due — di solito alla moglie con i figli. Ma se quel coniuge inizia una nuova relazione, può far trasferire il nuovo compagno nella casa coniugale? E serve il consenso dell’altro? È una domanda delicata, che intreccia libertà personale e rischio di perdere l’assegnazione. Vediamo come stanno le cose.
La regola: ognuno è libero di ospitare chi vuole
Il punto di partenza è chiaro: ciascuno è libero di ospitare a casa propria chi desidera. Con la separazione viene meno l’obbligo di fedeltà tra i coniugi, quindi il coniuge assegnatario può ospitare, anche stabilmente, un nuovo compagno. La libertà personale e il diritto di vivere la propria vita affettiva non possono essere compressi dall’ex coniuge.
Questo vale anche quando la casa, pur assegnata alla moglie, è di proprietà esclusiva del marito, è cointestata al 50%, o è il marito a pagarne il mutuo: l’assegnatario ha il diritto di godere dell’immobile e di decidere chi ci abita.
Il rovescio della medaglia: la revoca dell’assegnazione
C’è però un aspetto da non sottovalutare. Se il nuovo compagno non è un semplice ospite ma si instaura una convivenza stabile e duratura, l’altro coniuge può chiedere al giudice la revoca dell’assegnazione della casa.
La logica è questa: l’assegnazione esiste per tutelare i figli e la continuità del nucleo familiare. Se in quella casa si forma di fatto una nuova famiglia, l’altro coniuge — magari proprietario dell’immobile — può sostenere che siano venute meno le condizioni dell’assegnazione.
Attenzione: la revoca non è automatica
Qui sta il punto cruciale. La nuova convivenza non comporta la perdita automatica della casa. La Corte costituzionale ha chiarito che il giudice deve sempre valutare in concreto l’interesse dei figli: se togliere la casa li danneggerebbe, l’assegnazione può essere mantenuta nonostante la nuova relazione.
In altre parole, ospitare un nuovo compagno è un diritto, ma trasformare la casa nella sede di una nuova convivenza stabile è un elemento che il giudice può valutare — sempre, però, mettendo al primo posto l’interesse dei figli.
Cosa fare in pratica
- Se sei l’assegnatario: sappi che ospitare un partner è legittimo, ma una convivenza stabile può esporti a una richiesta di revoca. Valuta la situazione con un legale, soprattutto se la casa è di proprietà dell’altro.
- Se sei il proprietario non assegnatario: una nuova convivenza stabile nella tua casa può essere un motivo per chiedere la revoca, ma dovrai dimostrare che ciò è compatibile con l’interesse dei figli.
Per approfondire, leggi quando è possibile la revoca dell’assegnazione della casa coniugale e la guida completa all’assegnazione della casa coniugale. Il riferimento normativo è l’art. 337-sexies del Codice civile.
Se stai affrontando questa situazione, da una parte o dall’altra, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Posso far vivere il mio nuovo compagno nella casa assegnata?
Sì. Sei libero di ospitare chi vuoi, anche stabilmente: con la separazione è venuto meno l’obbligo di fedeltà. Una convivenza stabile, però, può esporti a una richiesta di revoca dell’assegnazione.
Il mio ex può riprendersi la casa se convivo con un nuovo partner?
Può chiederne la revoca al giudice, ma non è automatico: il giudice valuta sempre l’interesse dei figli e può mantenere l’assegnazione se la revoca li danneggerebbe.
Serve il consenso dell’altro coniuge per ospitare qualcuno?
No. Non serve alcuna autorizzazione: chi ha l’assegnazione gode dell’immobile e decide chi ospitare, nei limiti del rischio di revoca legato a una convivenza stabile.
Vale anche se la casa è di proprietà del mio ex?
Sì, il diritto di ospitare resta. Ma proprio quando la casa è di proprietà dell’altro, una convivenza stabile è l’elemento che più facilmente può portare a una richiesta di revoca.