La differenza è netta e vale la pena metterla subito: il coniuge separato eredita, il coniuge divorziato no. Fino al divorzio si resta coniugi a tutti gli effetti, con tutti i diritti successori; con il divorzio quella qualità si perde e non torna.
Buona parte di ciò che l’ex coniuge può far valere sull’eredità dipende da una condizione sola: essere titolare dell’assegno divorzile. Quando quella condizione ricorre lo spieghiamo nella guida sui presupposti dell’assegno divorzile.
Fra i due estremi ci sono due situazioni intermedie che è utile conoscere: la separazione con addebito, che i diritti successori li fa perdere quasi del tutto, e la morte che sopravviene prima che il divorzio sia definitivo.
Il coniuge separato eredita come tutti gli altri
La separazione — consensuale o giudiziale — non incide sui diritti successori. Il coniuge separato senza addebito è erede legittimo e legittimario esattamente come un coniuge convivente, a prescindere da quanti anni sia durata la separazione e dal fatto che i due non si parlassero più.
In mancanza di testamento le quote sono queste:
- con un solo figlio: metà al coniuge e metà al figlio;
- con due o più figli: un terzo al coniuge e due terzi ai figli;
- senza figli, ma con genitori o fratelli del defunto: due terzi al coniuge;
- senza figli né ascendenti né fratelli: l’intera eredità al coniuge.
Al coniuge spetta inoltre il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano, che si aggiunge alla quota.
Se invece c’è un testamento, il coniuge separato resta legittimario: una quota gli è riservata per legge e il testamento non può azzerarla.
La separazione con addebito: che cosa resta
L’addebito cambia il quadro. Al coniuge cui la separazione è stata addebitata non spettano i diritti successori: non è erede e non è legittimario.
Gli resta soltanto il diritto a un assegno vitalizio a carico dell’eredità, e a una condizione precisa: che al momento dell’apertura della successione godesse degli alimenti a carico del defunto. Chi non li percepiva non ottiene nulla.
È la conseguenza dell’addebito di cui si parla meno, e si somma alle altre — perdita del mantenimento, effetti sulla pensione di reversibilità — che abbiamo elencato in addebito della separazione: quando scatta e come evitarlo.
Il coniuge divorziato non è erede
Con la sentenza di divorzio il vincolo si scioglie e con esso ogni diritto successorio: l’ex coniuge non è erede legittimo, non è legittimario, e non può impugnare il testamento che lo ignora. Nemmeno un matrimonio durato trent’anni cambia questo esito.
La conseguenza pratica più frequente riguarda i figli: sono loro a ereditare, non il genitore divorziato, che non amministra nulla in proprio se sono maggiorenni.
Che cosa il divorziato conserva comunque
Non essere erede non significa restare senza nulla. La legge sul divorzio riconosce all’ex coniuge tre strumenti, tutti subordinati alla titolarità dell’assegno divorzile:
- l’assegno periodico a carico dell’eredità, se versa in stato di bisogno;
- la pensione di reversibilità, alle tre condizioni previste;
- la quota del trattamento di fine rapporto maturato negli anni di matrimonio.
Il filo comune è evidente: chi ha rinunciato all’assegno divorzile, o lo ha incassato in un’unica soluzione, perde l’accesso a tutti e tre.
Il momento conta: la morte prima del divorzio definitivo
Se il coniuge muore mentre il giudizio di divorzio è ancora in corso, o prima che la sentenza sia passata in giudicato, il matrimonio non si è sciolto: il superstite è ancora coniuge e eredita.
È una circostanza che si verifica più spesso di quanto si pensi, soprattutto nei divorzi contenziosi che durano anni, e produce effetti opposti a quelli che le parti si aspettavano. Vale la pena conoscerla anche in senso inverso: chi vuole evitare quell’esito ha un solo modo, che è arrivare al divorzio.
Si può escludere il coniuge separato dall’eredità?
Con il testamento, no. Il coniuge separato senza addebito è legittimario: gli spetta una quota di riserva che il testamento non può intaccare, e se la lede può agire per la riduzione delle disposizioni testamentarie.
Le uniche strade effettive sono due, e sono entrambe giudiziali: ottenere l’addebito della separazione, oppure arrivare al divorzio. Ogni soluzione fatta in casa — donazioni, intestazioni fittizie, testamenti che ignorano il coniuge — è aggredibile e produce di norma un contenzioso peggiore del problema che voleva risolvere.
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Domande frequenti
Cosa spetta alla moglie separata in caso di morte del marito?
Tutto quello che spetterebbe a una moglie non separata: la quota di eredità, la qualità di legittimaria e il diritto di abitazione sulla casa familiare. La separazione, da sola, non toglie nulla.
E alla moglie divorziata?
Nessuna quota di eredità. Può però avere diritto all’assegno a carico dell’eredità, alla pensione di reversibilità e alla quota di TFR, se era titolare dell’assegno divorzile.
Se l’ex marito si era risposato, cambia qualcosa?
Sull’eredità no: erede è il nuovo coniuge, non quello divorziato. Sulla reversibilità sì: la pensione va divisa fra i due, con quote stabilite dal tribunale.
Il coniuge separato consensualmente eredita?
Sì. Il tipo di separazione è irrilevante: conta solo che non ci sia addebito, che nella consensuale per definizione non c’è.
Cosa succede se muore prima che il divorzio sia definitivo?
Il matrimonio non si è sciolto e il superstite eredita come coniuge, anche se il giudizio di divorzio era già avviato.