Con la separazione, una delle questioni più importanti riguarda i figli: con chi vivono, quanto tempo passano con ciascun genitore e come si traduce tutto questo sul piano economico. L’affido condiviso è oggi la regola, ma intorno ai tempi di permanenza nascono molti dubbi, soprattutto sul mantenimento. Facciamo chiarezza.
L’affido condiviso è la regola
Dopo la separazione, la legge prevede come modello ordinario l’affido condiviso: entrambi i genitori conservano la responsabilità genitoriale e partecipano alle decisioni importanti per i figli (salute, istruzione, educazione). L’affido a un solo genitore è l’eccezione, riservata ai casi in cui quello condiviso sarebbe contrario all’interesse del minore.
Affido condiviso non significa tempi uguali
Un equivoco molto diffuso è confondere l’affido condiviso con la parità dei tempi. Non è così: l’affido condiviso riguarda le decisioni e la responsabilità verso i figli, non impone automaticamente che il minore passi metà del tempo con ciascun genitore. Nella pratica, spesso è prevista una collocazione prevalente presso un genitore, con tempi di permanenza presso l’altro disciplinati nel dettaglio.
Come i tempi incidono sul mantenimento
I tempi di permanenza sono uno dei fattori che il giudice considera per il mantenimento dei figli, ma non l’unico. La regola di fondo è che entrambi i genitori contribuiscono al mantenimento in proporzione ai propri redditi. Di conseguenza:
- una maggiore permanenza presso un genitore aumenta i costi diretti che questi sostiene, e di ciò si tiene conto;
- ma tempi paritari non azzerano automaticamente l’assegno: se tra i genitori c’è una rilevante differenza di reddito, quello più abbiente versa comunque un contributo, per garantire ai figli lo stesso tenore di vita presso entrambe le case.
L’obiettivo è evitare che il figlio viva nell’agiatezza con un genitore e nelle ristrettezze con l’altro. Per questo il mantenimento riequilibra le diverse capacità economiche, a prescindere da una rigida divisione del tempo.
Mantenimento diretto e spese
In alcuni casi, soprattutto con tempi equilibrati e redditi simili, si può prevedere il mantenimento diretto: ciascun genitore provvede alle spese del figlio quando è con lui, senza versare un assegno. Restano però da ripartire le spese straordinarie, che non sono comprese nella gestione quotidiana e si dividono di norma a metà.
Per approfondire leggi come si calcola l’assegno di mantenimento e la differenza tra spese ordinarie e straordinarie per i figli. Il riferimento è l’art. 337-ter del Codice civile.
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Domande frequenti
Affido condiviso significa tempi uguali con i genitori?
No. L’affido condiviso riguarda le decisioni e la responsabilità verso i figli, non impone tempi paritari. Spesso è prevista una collocazione prevalente presso un genitore.
Con i tempi paritari si azzera il mantenimento?
Non automaticamente. Se i redditi dei genitori sono molto diversi, quello più abbiente versa comunque un contributo, per garantire ai figli lo stesso tenore di vita presso entrambi.
Quando si può prevedere il mantenimento diretto?
Soprattutto con tempi equilibrati e redditi simili: ciascun genitore provvede alle spese del figlio quando è con lui. Le spese straordinarie restano però da ripartire.
I tempi di permanenza contano per l’assegno?
Sì, sono uno dei fattori valutati, perché incidono sui costi diretti sostenuti da ciascun genitore. Ma vanno bilanciati con i redditi e le esigenze dei figli.