È una delle domande più frequenti dopo un divorzio: se l’ex coniuge che percepisce l’assegno divorzile inizia una nuova convivenza stabile, perde il diritto all’assegno? Per anni la risposta è stata un secco “sì, e per sempre”. Oggi però le cose sono cambiate: una storica pronuncia delle Sezioni Unite ha superato quell’automatismo. Vediamo come funziona davvero.
La vecchia regola: convivenza uguale perdita dell’assegno
Secondo un orientamento consolidato per anni, l’instaurazione di una nuova convivenza stabile — la formazione di una vera e propria “famiglia di fatto” — faceva venire meno definitivamente il diritto all’assegno divorzile. La logica era netta: scegliendo un nuovo progetto di vita, l’ex coniuge recideva ogni legame economico con il matrimonio precedente. E si riteneva che, una volta perso, l’assegno non potesse essere richiesto neppure se la nuova relazione finiva.
Il cambiamento: le Sezioni Unite del 2022
Questo automatismo è stato superato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con l’ordinanza n. 33665 del 2022. Il principio nuovo è più articolato e parte da una constatazione: l’assegno divorzile non ha solo una funzione assistenziale, ma anche una funzione compensativa, cioè di riconoscimento del sacrificio e del contributo che un coniuge ha dato alla formazione del patrimonio familiare e alla carriera dell’altro.
Da qui la distinzione decisiva:
- la componente assistenziale dell’assegno (legata al bisogno) viene meno con la nuova convivenza stabile, perché il bisogno è ora preso in carico dal nuovo nucleo familiare;
- la componente compensativa, invece, può sopravvivere: non si perde automaticamente, perché premia un contributo già dato in passato, che la nuova relazione non cancella.
In pratica: la nuova convivenza non azzera più in automatico l’assegno. Il giudice valuta caso per caso, e può ridurlo o mantenerlo nella sua parte compensativa.
Cosa si intende per convivenza stabile
Non ogni relazione fa scattare gli effetti sull’assegno: deve trattarsi di una convivenza stabile e duratura, una famiglia di fatto, non una semplice frequentazione. Per valutarne la stabilità si fa riferimento a indicatori concreti:
- la dichiarazione anagrafica di convivenza (art. 1, comma 37, legge 76/2016);
- la presenza di figli della nuova coppia;
- la cointestazione di conti correnti o beni;
- la contribuzione stabile al ménage familiare comune.
Più questi elementi sono presenti, più la convivenza è considerata stabile ai fini della rivalutazione dell’assegno.
Cosa significa in concreto
Per chi versa l’assegno: la nuova convivenza dell’ex non comporta più la cancellazione automatica dell’obbligo. Si può chiedere al giudice la revisione, dimostrando la stabilità della nuova famiglia di fatto, ma l’esito dipende dalla presenza e dal peso della componente compensativa.
Per chi riceve l’assegno: iniziare una nuova convivenza non significa necessariamente perdere tutto. La parte dell’assegno legata al contributo dato al matrimonio può essere conservata, anche se quella legata al bisogno viene meno.
Si tratta di valutazioni delicate e fortemente legate alle prove concrete del caso: è uno degli ambiti in cui l’assistenza di un legale fa davvero la differenza.
Per il quadro generale, leggi la guida al divorzio e l’approfondimento su assegno divorzile e criteri di calcolo. La disciplina è contenuta nella legge 898/1970.
Se la tua situazione riguarda una nuova convivenza e l’assegno divorzile, da una parte o dall’altra, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Se il mio ex convive con un’altra persona, smetto di pagare l’assegno?
Non in automatico. Dopo le Sezioni Unite del 2022, la nuova convivenza fa venir meno la parte assistenziale dell’assegno, ma quella compensativa può restare. Occorre chiedere la revisione al giudice.
Se inizio una nuova convivenza perdo l’assegno divorzile?
Non necessariamente tutto. La componente legata al bisogno viene meno, ma quella che compensa il contributo dato al matrimonio può essere conservata, secondo la valutazione del giudice.
Cosa si intende per convivenza stabile?
Una vera famiglia di fatto, non una semplice relazione. Si valuta con indicatori come la dichiarazione anagrafica di convivenza, i figli comuni, la cointestazione di beni e la contribuzione stabile alla vita comune.
Se la nuova relazione finisce posso riottenere l’assegno?
La cessazione della nuova convivenza non fa rivivere automaticamente la parte assistenziale già venuta meno. La situazione va valutata dal giudice alla luce dei principi delle Sezioni Unite.
Una semplice frequentazione incide sull’assegno?
No. Solo una convivenza stabile e duratura, con i caratteri della famiglia di fatto, rileva ai fini della rivalutazione dell’assegno divorzile.
Una risposta
Buongiorno Avvocato, le chiedo se dopo essere separato consensualmente, omologa del giudice in data 02 novembre 2022, devo riconoscere parte del TFR a mia moglie in quanto a breve (gennaio 2023) l’azienda in cui lavoro ha dichiarato il licenziamento in parte del personale impegnato in determinati impianti che verrano fermati per crisi aziendale a causa del caro energia. Inoltre le chiedo, considerando la somma di mantenimento che ammonta a 330 euro mensili e che dal mese di febbraio andrò in disoccupazione (NASPI) fino al raggiungimento dei requisiti per l’avvio alla pensione con quota 103 inserita in finanziaria dal consiglio dei ministri per l’anno 2023 (i requisiti maturati al 31 dicembre 2023 sono 62 anni e 41 anni di contributi, più tre mesi di finestra mobile), in fase di divorzio (entro sei mesi dalla data di prima udienza) si può ottenere una revisione del mantenimento.
Contenuto del verbale di separazione consensuale: I coniugi sono autorizzati a vivere separatamente; I coniugi continueranno a vivere presso l’abitazione coniugale con l’impegno di procedere alla divisione in economia in modo che entrambi abbiano un alloggio autonomo; Il Concas si farà carico del pagamento delle rate di mutuo e delle utenze domestiche. Cordiali Saluti