Vaccinazioni, terapie, visite specialistiche, supporto psicologico: le decisioni sulla salute di un figlio possono diventare terreno di scontro tra genitori separati. Chi decide, quando non sono d’accordo? E cosa succede con i vaccini? Vediamo le regole, distinguendo le diverse situazioni.
Le decisioni sulla salute sono condivise
La salute del figlio rientra tra le decisioni di maggiore interesse, che — con l’affido condiviso — vanno assunte di comune accordo da entrambi i genitori, a prescindere da chi sia il genitore collocatario. Nessuno dei due può, da solo, imporre o negare cure rilevanti: serve il consenso di entrambi.
Cosa succede in caso di disaccordo
Quando i genitori non trovano un’intesa su una scelta importante per la salute del figlio, la decisione è rimessa al giudice. Ciascun genitore può rivolgersi al Tribunale, che decide nell’esclusivo interesse del minore, eventualmente con il supporto di pareri medici. Non è quindi consentito agire unilateralmente nelle questioni di rilievo, scavalcando l’altro.
I vaccini obbligatori per legge
Per i vaccini esiste una distinzione importante. Le vaccinazioni obbligatorie previste dalla legge per i minori non sono lasciate alla libera scelta dei genitori: l’obbligo deriva direttamente dalla normativa a tutela della salute pubblica e individuale. Il rifiuto di un genitore (o di entrambi) non prevale sull’obbligo di legge, che resta vincolante.
Diverso è il caso dei vaccini facoltativi o raccomandati: qui la scelta rientra nelle decisioni condivise e, in caso di disaccordo, decide il giudice, valutando le indicazioni sanitarie e l’interesse del minore.
E il parere del minore?
Per le scelte sanitarie, soprattutto quelle non obbligatorie, il parere del minore capace di discernimento può essere considerato — si pensi al dibattito sui vaccini somministrati agli adolescenti. La sua opinione, però, non è vincolante: viene valutata in base all’età e alla maturità, ma la decisione resta degli adulti (genitori o giudice), sempre nell’interesse del ragazzo.
Il supporto psicologico
Anche portare il figlio da uno psicologo è una decisione che incide sulla sua salute e, di regola, richiede l’accordo di entrambi i genitori. Un genitore non dovrebbe avviare un percorso psicologico significativo all’insaputa o contro la volontà dell’altro: in caso di contrasto, anche qui la parola spetta al giudice. Sono fatte salve le situazioni di urgenza e i percorsi disposti nell’ambito dei procedimenti di famiglia.
Quando decide un terzo
In alcuni casi le decisioni sanitarie possono spettare a un soggetto diverso dai genitori: quando il minore è affidato ai Servizi Sociali o è stato nominato un tutore, le scelte di cura sono assunte secondo quanto stabilito dal provvedimento del giudice, sempre con l’obiettivo di proteggere il minore.
Per approfondire leggi come funziona l’affidamento dei figli e l’ascolto del minore. Il riferimento è l’art. 337-ter del Codice civile.
Se non sei d’accordo con l’altro genitore su una scelta di salute per tuo figlio, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Chi decide sui vaccini del figlio se i genitori non sono d’accordo?
Le vaccinazioni obbligatorie restano dovute per legge, a prescindere dal rifiuto di un genitore. Per quelle facoltative, in caso di disaccordo decide il giudice nell’interesse del minore.
Un genitore può portare il figlio dallo psicologo da solo?
Di regola no: è una decisione di salute che richiede l’accordo di entrambi. In caso di contrasto decide il giudice, salvo le situazioni di urgenza o i percorsi disposti dal Tribunale.
Il parere del minore sui vaccini conta?
Può essere considerato se il minore è capace di discernimento, ma non è vincolante: la decisione spetta ai genitori o al giudice, valutando l’interesse del ragazzo.
Posso decidere da solo una cura importante per mio figlio?
No. Le decisioni di maggiore interesse sulla salute vanno prese di comune accordo. Agire unilateralmente non è consentito: in caso di disaccordo occorre rivolgersi al giudice.