Esiste un’età oltre la quale un figlio non può più pretendere il mantenimento dai genitori? La legge non fissa un limite anagrafico preciso, ma la giurisprudenza ha chiarito che, con l’avanzare degli anni, il diritto si affievolisce fino a venire meno. Emblematico il caso del figlio ultratrentacinquenne, su cui è intervenuta la Corte di Cassazione. Vediamo cosa ha stabilito.
Nessun limite di età fisso, ma un principio chiaro
Il mantenimento del figlio maggiorenne è legato all’autosufficienza economica, non a un’età predeterminata. Tuttavia, il principio dell’autoresponsabilità impone che, crescendo, il figlio si attivi per costruire la propria autonomia. Più passa il tempo, meno è giustificabile la persistente dipendenza economica dai genitori.
Cosa ha detto la Cassazione
Con l’ordinanza n. 21817 del 2021, la Corte di Cassazione ha ribadito che il figlio ormai adulto e di età avanzata (nel caso, oltre i trentacinque anni) non può pretendere il mantenimento se non dimostra di essersi seriamente attivato e che la mancata autosufficienza non dipende da propria inerzia o da scelte di vita non più giustificabili a quell’età.
In sostanza, superata abbondantemente la soglia in cui ci si attende il completamento del percorso formativo e l’ingresso nel mondo del lavoro, l’aspettativa di un sostegno genitoriale viene meno: l’adulto deve provvedere a sé stesso.
L’onere della prova ricade sul figlio
Un aspetto decisivo riguarda la prova. Con l’avanzare dell’età si inverte, di fatto, la prospettiva: non è più il genitore a dover dimostrare che il figlio è autosufficiente, ma è il figlio a dover provare di trovarsi, senza sua colpa, ancora nell’impossibilità di mantenersi, nonostante l’impegno profuso. Per un figlio ultratrentacinquenne questa prova è particolarmente rigorosa e raramente supera il vaglio del giudice.
Le eccezioni
Restano salve le situazioni particolari in cui la mancata autosufficienza dipende da cause oggettive e incolpevoli, come una grave disabilità o problemi di salute che impediscono di lavorare: in questi casi la tutela del figlio può proseguire, ma su basi diverse, legate allo stato di bisogno e non alla semplice prosecuzione del mantenimento.
Per approfondire leggi la guida al mantenimento dei figli maggiorenni e il caso del figlio con contratto a termine. Il riferimento è l’art. 337-septies del Codice civile.
Se hai dubbi sul mantenimento di un figlio adulto, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
Leggi anche
- Affidamento dei figli minori
- Il mantenimento dei figli maggiorenni: fino a quando
- Mantenimento del figlio maggiorenne con contratto a termine
- Il mantenimento dei figli: come funziona
Domande frequenti
Spetta il mantenimento a un figlio di oltre 35 anni?
Di norma no. La Cassazione (ord. 21817/2021) lo esclude per l’adulto che non dimostri di essersi attivato e che la mancata autosufficienza non dipenda dalla sua inerzia.
C’è un’età limite per il mantenimento?
La legge non fissa un’età precisa, ma con l’avanzare degli anni il diritto si affievolisce: superata l’età in cui ci si attende l’autonomia, l’aspettativa di sostegno viene meno.
Chi deve provare cosa?
Con l’età cresce l’onere a carico del figlio: è lui a dover dimostrare di essere ancora, senza sua colpa, impossibilitato a mantenersi nonostante l’impegno.
Ci sono eccezioni?
Sì. Se la mancata autosufficienza dipende da cause incolpevoli, come una grave disabilità o problemi di salute, la tutela può proseguire, su basi legate allo stato di bisogno.