Chi ha diritto al mantenimento e non lo riceve dispone di vari strumenti per tutelarsi. Tra questi, uno meno conosciuto ma molto utile è il potere di controllo affidato al Ministero della Giustizia nei confronti del genitore inadempiente, introdotto da una legge che ha recepito obblighi europei. È un’arma in più, particolarmente preziosa quando il problema vero è scovare i redditi nascosti di chi finge di non poter pagare. Vediamo di cosa si tratta.
Da dove nasce questo controllo
La possibilità è stata introdotta dalla legge n. 122 del 7 luglio 2016, la cosiddetta “Legge europea 2015-2016”, che ha adeguato l’ordinamento italiano a obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea. Tra le novità di questa legge, alcune riguardano direttamente le obbligazioni alimentari e la responsabilità genitoriale, rafforzando gli strumenti a tutela di chi attende il mantenimento, anche in una prospettiva di cooperazione transfrontaliera.
Cosa può fare il Ministero della Giustizia
In base a questa disciplina, il genitore tenuto al mantenimento del figlio che risulti inadempiente può essere sottoposto a controlli a cura del Ministero della Giustizia, attraverso il Dipartimento competente. Il punto chiave è che tale struttura può accedere alle banche dati del fisco e della pubblica amministrazione.
In questo modo è possibile rintracciare i redditi occultati dal soggetto onerato degli obblighi di assistenza familiare, facendo emergere disponibilità economiche che il genitore inadempiente cerca di nascondere per non pagare. È proprio l’occultamento dei redditi, infatti, l’ostacolo più frequente al recupero del mantenimento: chi dichiara di “non avere nulla” mentre in realtà dispone di entrate non tracciate.
Uno strumento in più, accanto a quelli dell’ex coniuge
Questa possibilità si aggiunge ai rimedi che già spettano al coniuge o al genitore che non riceve il mantenimento, il quale può comunque:
- agire in via civile per recuperare le somme, con il pignoramento e l’ordine di pagamento diretto al datore di lavoro;
- sporgere querela o denuncia per il mancato pagamento, quando integra reato;
- chiedere accertamenti sui redditi, anche a mezzo della polizia tributaria.
L’intervento del Dipartimento ministeriale rafforza queste tutele, perché consente di far emergere con maggiore efficacia i redditi nascosti, mettendo a disposizione la forza investigativa delle banche dati pubbliche, che il singolo cittadino non potrebbe interrogare.
Come ci si attiva
Per beneficiare di questo strumento occorre, di norma, un’apposita autorizzazione e l’attivazione del procedimento attraverso i canali competenti, con l’assistenza di un legale. È quindi importante farsi guidare nel predisporre l’istanza e nel raccordarla con le altre azioni (civili e penali) eventualmente già avviate, così da costruire una strategia di recupero coerente ed efficace.
Perché è importante conoscerlo
Sapere che esistono questi poteri di controllo è utile sia per chi attende il mantenimento, sia come deterrente: il genitore inadempiente che conta sull’occultamento dei redditi deve sapere che le banche dati pubbliche possono essere interrogate per smascherarlo. Spesso la sola consapevolezza di poter essere “scoperti” induce a regolarizzare i pagamenti.
Per approfondire leggi cosa accade in caso di mancato pagamento del mantenimento e come incide il lavoro in nero sull’assegno. Il riferimento è la legge n. 122 del 7 luglio 2016.
Se non ricevi il mantenimento e sospetti che l’altro genitore nasconda i propri redditi, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Il Ministero può controllare chi non paga il mantenimento?
Sì. In base alla legge 122/2016, il Ministero della Giustizia può sottoporre a controlli il genitore inadempiente, accedendo alle banche dati del fisco e della pubblica amministrazione.
A cosa serve questo controllo?
A rintracciare i redditi occultati dal genitore che non paga, facendo emergere disponibilità economiche nascoste per sottrarsi all’obbligo di mantenimento.
Sostituisce le azioni dell’ex coniuge?
No, si aggiunge. Chi non riceve il mantenimento può comunque agire in sede civile, sporgere querela e chiedere accertamenti, anche tramite la polizia tributaria.
Come ci si attiva?
Di norma serve un’autorizzazione e l’attivazione del procedimento tramite i canali competenti, con l’assistenza di un legale, da coordinare con le altre azioni civili e penali.
Vale anche per i redditi in nero?
L’accesso alle banche dati pubbliche aiuta a far emergere disponibilità nascoste; per i redditi totalmente in nero restano utili gli accertamenti e le indagini disposti dal giudice.