Pagare l’assegno di mantenimento in ritardo non è automaticamente un reato. La giurisprudenza distingue con nettezza il ritardo dall’omissione, e distingue ancora, all’interno dei ritardi, quelli colpevoli da quelli che dipendono da difficoltà oggettive. Chi versa tardi ma versa si trova in una posizione ben diversa da chi non versa affatto.
Ritardo e omissione non sono la stessa cosa
La violazione degli obblighi di assistenza familiare punisce chi, pur essendo tenuto al mantenimento dei figli o del coniuge, non vi provvede. Il ritardo nel versamento è però trattato in modo diverso dall’inadempimento vero e proprio: il fatto che il pagamento sia comunque avvenuto pesa più della sua tardività.
In via generale il pagamento tardivo non comporta responsabilità penale quando la tardività è incolpevole, cioè dipende da ragioni oggettive e non da una scelta dell’obbligato.
Quando il ritardo diventa colpevole
La Corte di cassazione ha individuato i presupposti la cui presenza congiunta fa scattare la responsabilità:
- la mancanza totale di mezzi di sussistenza in capo a chi avrebbe dovuto ricevere l’assegno, che versa quindi in stato di bisogno;
- la consapevolezza dell’obbligato di provocare con il proprio ritardo un disagio grave all’avente diritto;
- un’incapacità di pagare che non sia obiettiva, assoluta, persistente e involontaria: se lo è, la responsabilità è esclusa.
La parola da tenere a mente è “congiunta”. Se manca anche uno solo di questi elementi, il semplice ritardo non basta a integrare il reato, e la Suprema Corte tende in effetti a escluderlo.
Le difficoltà che rendono il ritardo incolpevole
Rientrano fra le circostanze che possono giustificare un versamento tardivo:
- la riduzione dell’orario di lavoro decisa dall’azienda;
- il ricorso alla cassa integrazione;
- la perdita definitiva dell’impiego;
- spese improvvise e non prevedibili, per esempio legate a una malattia.
Il tratto comune è che si tratta di eventi subiti, non provocati. È il motivo per cui la detenzione, che consegue a una condotta volontaria, riceve un trattamento diverso: ne parliamo in obbligo al mantenimento anche in carcere.
Il caso del Tribunale di Firenze
Il Tribunale di Firenze, con la sentenza 20 aprile 2016 n. 2208, ha escluso la responsabilità di un uomo che aveva versato con tre mesi di ritardo l’assegno, saldando poi per intero l’importo dovuto.
Hanno pesato tre elementi: la difficoltà lavorativa era sopravvenuta e non dipendeva da lui, aveva sempre rispettato in precedenza i propri obblighi, e si era attivato prontamente per rimediare. Soprattutto, il debito era stato integralmente saldato, e con esso era venuto meno il comportamento su cui il reato si sarebbe fondato.
Che cosa fare se sai che pagherai in ritardo
La differenza fra il caso di Firenze e quelli che finiscono in condanna sta quasi sempre nel comportamento tenuto durante la difficoltà. Tre indicazioni pratiche:
- Avvisa per iscritto l’altro genitore, spiegando la ragione e indicando quando pagherai. Una comunicazione tracciabile vale molto più di un accordo verbale.
- Versa il possibile anziché nulla, ma senza illuderti che basti: il pagamento parziale prolungato nel tempo non esclude la responsabilità se i bisogni essenziali restano scoperti.
- Conserva la documentazione della difficoltà: lettera di licenziamento, provvedimento di cassa integrazione, certificazioni sanitarie, spese straordinarie sostenute.
Se la difficoltà non è passeggera, la strada corretta non è il ritardo ripetuto ma la revisione dell’assegno, che si può chiedere anche per un peggioramento della situazione economica.
Che cosa può fare chi non riceve l’assegno
Dal lato opposto, chi subisce ritardi sistematici non deve necessariamente passare dal penale. Gli strumenti civili sono spesso più rapidi ed efficaci: l’ordine di pagamento diretto al datore di lavoro e il risarcimento del danno. Il quadro completo delle conseguenze penali è invece nella guida sulla violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Leggi anche
- Violazione degli obblighi di assistenza familiare
- Obbligo al mantenimento anche in carcere
- Mantenimento non pagato: l’ordine al datore di lavoro
- Come ridurre l’assegno di mantenimento
Domande frequenti
Pagare il mantenimento con qualche giorno di ritardo è reato?
Di regola no. Il ritardo è penalmente rilevante solo se ricorrono congiuntamente lo stato di bisogno di chi doveva ricevere l’assegno, la consapevolezza del disagio provocato e un’incapacità di pagare che non sia oggettiva e involontaria.
Se poi saldo tutto, il reato viene meno?
Il pagamento integrale è stato considerato decisivo in senso favorevole all’obbligato, perché fa cessare la condotta su cui il reato si fonda. Non è una sanatoria automatica, ma pesa concretamente.
Ho perso il lavoro: sono giustificato?
Può esserlo se la difficoltà è reale, documentata e non dipende da te. Se però è destinata a durare, la via da seguire è chiedere la revisione dell’assegno, non accumulare ritardi.
Che cosa posso fare se l’altro genitore paga sempre in ritardo?
Prima degli strumenti penali conviene valutare quelli civili, come l’ordine di pagamento diretto al datore di lavoro, che intercetta la somma alla fonte.