Padri separati

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Almeno quando si affronta una separazione, gli uomini sono il sesso debole.

Sotto molteplici punti di vista, occorre, da parte dell’Avvocato, esperienza e attenzione particolare per garantire al proprio cliente la miglior tutela possibile. Le norme sembrano, infatti, studiate quasi di proposito per nascondere dietro l’angolo possibili trabocchetti ed insidie, che potrebbero venire alla luce in qualsiasi inaspettato momento, producendo danni e conseguenze spesso irreparabili. Anche nelle più pacifiche separazioni consensuali occorre essere sempre prudenti e diffidenti: i rapporti tra coniugi potrebbero improvvisamente, nel corso degli anni, diventare (maggiormente) conflittuali ed è puntualmente il marito (padre) ad avere il fianco più esposto ai colpi.

Offrire una panoramica completa delle problematiche che potrebbero entrare in gioco è materialmente impossibile, per quanto è infinitamente vasta ed eterogenea la casistica concreta: ogni coppia ha la propria storia, differente da qualsiasi altra.

Volendo, tuttavia, individuare alcuni punti nevralgici possiamo concentrarci su almeno tre aspetti fondamentali:

  • figli
  • casa
  • mantenimento.

L’affido condiviso

Entrando nel vivo del problema, come forse già saprai, salvo ipotesi eccezionali e residuali, in caso di separazione, i figli sono affidati ad entrambi i coniugi in regime di affido condiviso.

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La legge sull’affido condiviso è piena di bei propositi: vi è previsto che entrambi i coniugi sono chiamati a contribuire in egual misura alla crescita materiale e spirituale dei figli, partecipando attivamente ad ogni loro scelta di vita, senza che né padre né madre siano esonerati e deresponsabilizzati da tutti i diritti e i doveri che la genitorialità comporta.

Bei propositi, che purtroppo nella pratica non trovano mai alcuna applicazione.

Gioco forza, infatti, i figli dovranno avere dei punti di riferimento e una residenza stabile. Per contenere la loro sofferenza (inevitabile in caso di separazione dei genitori) è bene, quindi, che continuino a vivere nella casa in cui sono cresciuti. È bene, inoltre, che (nella assoluta maggior parte dei casi) continuino a farlo restando affiati alle cure materne.
È inutile soffermarsi troppo a lungo sulle motivazioni che in linea generale portano (quasi) sempre i giudici a collocare i figli presso le madri. Piaccia o meno, a torto o ragione, la madre continua ad essere vista come l’ “angelo del focolare”, a tacere del fatto che spesso effettivamente ha impegni professionali che nel corso della sua vita ha accettato (in tutto o in parte) di sacrificare in nome della famiglia. Resta, inoltre, da considerare che è nella natura umana, specie quando i figli sono di più tenera età, avere un legame fisico molto più intenso e profondo con la madre, che non col padre (quando ad esempio i figli sono ancora da allattare, la permanenza con la madre è una condizione obiettivamente imprescindibile).
Messe da parte le motivazioni che portano generalmente a questa scelta, resta da prendere atto che la separazione comporterà, per il padre, la necessità di abbandonare figli e casa coniugale a beneficio della moglie. Non importa a chi sia intestata la proprietà della casa, poiché l’interesse superiore da salvaguardare resterà comunque quello dei figli.

Il peggio, purtroppo, non è finito, poiché sarà compito del padre (non convivente con i figli) provvedere in ogni caso materialmente a loro fabbisogno, versando l’assegno di mantenimento, in favore della moglie (senza mai poter neanche effettivamente vigilare sulla effettiva destinazione delle spese effettuate!).
Ecco, quindi, come esce mortificata dalla separazione la figura paterna: un bancomat senza fondo, costretto ad abbandonare casa e figli.

Il compito del Tuo Avvocato

Partendo con queste consapevolezze, sarà, quindi, compito dell’Avvocato esaminare con il proprio cliente se vi sono le condizioni per ripartire in modo più equo la distribuzione del tempo che i figli potranno trascorrere con l’uno e con l’altro genitore, “lottando” negozialmente per ottenere accordi di separazione maggiormente ispirati alle esigenze paterne, ai suoi turni lavorativi e alla sua necessità di ricostruirsi una vita. Maggiore sarà il tempo che il padre avrà modo di trascorrere col figlio (provvedendo direttamente al suo fabbisogno) e proporzionalmente minore sarà il mantenimento che dovrà corrispondere alla moglie. Tale equilibrio di interessi, debitamente ragionato e motivato, risulterà perfettamente rispondente con i principi ispiratori della legge sull’affido condiviso e potrà rappresentare una via per invocarne la più puntuale applicazione, senza che resti lettera morta piena di bei principi disattesi dai giudici, come dicevamo all’inizio del presente articolo.
Sempre pretendo la puntuale applicazione dei principi ispiratori della norma, è bene porre fin da principio le condizioni affinché la preservazione del privilegio di poter continuare a vivere nella casa familiare, sia per la moglie, giusto contrappeso dei sacrifici che dovrà anch’èlla affrontare. La destinazione della casa ha, infatti, come già detto, lo scopo di evitare ulteriori traumi ai figli, affinché resti integro l’habitat familiare. Nella casa la moglie non potrà, quindi, decidere di ospitare altri conviventi e, se vorrà ricostruirsi dei legami affettivi, dovrà farlo altrove. Altrettanto residuali dovranno essere i tempi che la moglie potrà dedicare a coltivare i propri legali affettivi extrafamiliari, dal momento che i figli le sono affidati perché li curi personalmente e non perché li affidi costantemente a terzi (baby sitter o nonni).

Trasgressioni e sanzioni

Non trascurare questi elementi, poiché le questioni che stiamo affrontando sono destinate a porre le basi dei diritti che potrai successivamente rivendicare: una volta stabiliti gli accordi avrai il sacrosanto diritto di vederli rispettati e ogni eventuale trasgressione potrà essere risarcita e opportunamente sanzionata. È, infatti, assolutamente incompatibile con l’affido condiviso, l’atteggiamento conflittuale di un coniuge, che non adempie agli impegni assunti e ostacola anche indirettamente le occasioni di frequentazione del figlio con l’altro coniuge o ne fomenta l’avversione (hai mai sentito, a proposito, parlare di “sindrome da alienazione parentale”?).
Questi brevi esempi (ma ci sarebbe da versare fiumi di inchiostro per trattare l’argomento) hanno lo scopo di rassicurarti su un punto: se è vero che la donna ha una posizione di privilegio nella separazione, è altrettanto vero che a tali privilegi corrispondono per lei dei doveri e delle responsabilità, a cui è da dare il giusto peso e la giusta rilevanza, affinché si possa raggiungere consensualmente un più equo equilibrio di interessi.

Sei ancora in tempo (forse)

Quindi, se ancora stai negoziando i termini per la separazione, fai ancora in tempo ad affidare la tutela dei tuoi diritti in mani esperte e se, viceversa, la tua separazione è stata già omologata, potrà forse non essere troppo tardi per modificarla o pretendere che siano più rigidamente interpretati gli accordi, secondo una lettura ispirata ai principi della legge.

Soluzioni concrete

Dopo tante parole, per offrire soluzione concreta ai tuoi problemi, abbiamo bisogno di conoscerli. Purtroppo non esistono in questo campo ricette universali, ma solo assoluta dedizione al cliente.
Dalle fasi preliminari alla eventuale modifica di accordi già raggiunti, il dialogo è l’elemento più importante. Per questo saremo sempre disponibili (e reperibili!) per confrontarci apertamente con te, con il tuo coniuge ed eventualmente col suo legale.

Avvocati Matrimonialisti Associati

A.M.A. (Avvocati Matrimonialisti Associati) è l’associazione che riunisce in tutta Italia gli Avvocati specializzati in diritto matrimoniale e diritto di famiglia. Si tratta di un settore molto specialistico del diritto, in cui c’è molto da sapere e poco da improvvisare.
Il consiglio che ti diamo è di non affidare la tua separazione all’Avvocato vicino di casa oppure all’amico dell’amico. Cerca fin da subito chi abbia comprovata esperienza in materia. Un errore o una trattativa non seguita e condotta nel modo appropriato potranno portare a disastri e a conseguenze irreparabili.

Dietro ogni causa di natura matrimoniale c’è generalmente tanto lavoro: ore spese ad ascoltare i problemi della coppia, a redigere e modificare accordi, ad interloquire con il legale della controparte e, infine, a partecipare alle udienze, presso il Tribunale competente. Per questo, il compenso richiesto e generalmente molto elevato e la separazione è un lusso che non molte famiglie possono concedersi.
La nostra associazione (e il nostro netwok di avvocati specializzati in diritto matrimoniale) nasce proprio per rispondere a questa esigenza offendo a tutti, anche a chi versa in condizioni di disagio economico, l’opportunità di accedere ad un’assistenza legale altamente specializzata.

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