Mantenimento del figlio e lavori saltuari

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Un figlio che lavora con contratto a tempo determinato può essere considerato economicamente autosufficiente?

In tempi di crisi economica e precarietà del mercato del lavoro, quali sono i parametri per definire se un figlio sia economicamente autosufficiente?

Oggi, non è solo difficile riuscire ad essere assunti con contratto a tempo indeterminato, ma anche ottenere uno stipendio congruo e sufficiente per sostenere almeno le spese di vitto e alloggio. Alla precarietà, si unisce l’impossibilità di avere entrate congrue al mantenimento di un tenore di vita minimo.

Ma in questa situazione non si trovano solo i “figli”, bensì alle volte gli stessi genitori!

Dato lo stato di occupazione giovanile, la giurisprudenza sta individuando nuovi parametri per poter stabilire fino a quando un genitore è tenuto a contribuire al mantenimento del figlio.

Mentre la normativa è rimasta invariata e continua a stabilire che entrambi i genitori hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli, secondo le loro aspirazioni, in modo proporzionale alle rispettive sostanze ed in base alla capacità di lavoro professionale o casalingo, la giurisprudenza sta iniziando ad ampliare i casi in cui l’assegno non deve più essere corrisposto.

Infatti, posto che già da prima il genitore non era più tenuto a mantenere il figlio in presenza di uno scarso rendimento scolastico, o del rifiuto ingiustificato di un’offerta di lavoro, ora le ipotesi di esclusione riguardano anche il caso in cui il figlio, per un periodo continuativo di almeno un anno, abbia prestato la propria attività lavorativa con contratti di lavoro a tempo determinato.

Ovviamente continua ad esserci una correlazione tra il percorso di studi effettuato dal ragazzo ed il tipo di occupazione a cui può ambire, ma questo vale solo per formazioni professionali altamente qualificate e non è un parametro rilevante nel caso di formazioni generiche o non completate (se vostro figlio ha concluso un percorso di studi universitario con un buon profitto, non c’è bisogno di precisare che non rientrate nella casistica indicata).

Se vi trovaste, dunque, nell’impossibilità di poter continuare a versare l’assegno mensile per vostro figlio che lavora con la modalità indicata, cosa potreste fare?

Potreste rivolgervi ad un avvocato matrimonialista che vi aiuterà a raccogliere gli elementi necessari per dimostrare che c’è continuità nel lavoro e che la somma percepita, seppur modesta è comunque proporzionata alla formazione conseguita ed in ogni caso in linea con l’attuale contesto reddituale.

Concretamente si tratterà di procedere, eventualmente, con una negoziazione assistita al fine di verificare la possibilità di trovare una soluzione transattiva, per poi passare, in caso di esito negativo, ad una causa di revisione degli accordi di separazione o divorzio.

Di solito l’assegno viene percepito dall’ex coniuge, quindi l’eventuale azione giudiziaria verrà intrapresa nei confronti dello stesso.

Come fare a provare l’eventuale tenore di vita del figlio e dunque l’autosufficienza economica?

Perfino le informazioni acquisite tramite internet (e tramite i social network in particolare), possono rappresentare uno strumento per monitorare e offrire prova del percorso lavorativo (Linkedin) o del tenore di vita (facebook o instagram) e delle abitudini di spesa del figlio.

Per eventuali approfondimenti restiamo a vostra disposizione, potete contattarci per una consulenza in studio.

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