Attualmente i figli vengono affidati ai genitori che si separano in modo condiviso.
La regola è che entrambi i genitori possano partecipare ai compiti di cura e di crescita dei figli.
Ma di fatto questo accade realmente?
Ancora no! Anche se l’istituto dell’affidamento condiviso, introdotto dalla Legge n. 54/2006, inizia finalmente a trovare attuazione.
Nell’ultimo anno i Tribunali di Brindisi, Salerno e Roma, hanno dato una diversa lettura delle norme in tema di bigenitorialità, formalizzando un nuovo orientamento.
Fino ad oggi infatti, nonostante l’affidamento condiviso sia disposto nella maggior parte dei casi, in concreto i rapporti tra i figli minori ed i genitori vengono regolamentati come accadeva prima dell’introduzione della legge n. 54/2006, ovvero:
1) I figli vengono collocati presso un genitore, quasi sempre la mamma, alla quale viene assegnata la casa familiare, anche se di proprietà esclusiva del padre.
2) Il genitore non collocatario, di solito il papà, viene relegato a un ruolo secondario. Può frequentare i figli per minor tempo e conseguentemente si trova a dover seguire la linea educazionale impartita ai figli dal collocatario. Di fatto, dunque, perde il suo diritto alla condivisione delle scelte educative riconosciutegli dalla Legge 54/2006.
3) Il genitore non collocatario deve contribuire al mantenimento ordinario e straordinario dei figli.<

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Il nuovo orientamento dell’affidamento paritario o materialmente condiviso in cosa consiste?

Il principio è che entrambi i genitori devono presumersi ugualmente idonei ad esercitare le responsabilità genitoriali e devono avere la possibilità di occuparsi quotidianamente dei figli.
Ne consegue che potrà essere consentito anche ai padri di poter accudire bimbi in tenera età.
Quindi, rispetto alla precedente regolamentazione, cambiano molti aspetti rilevanti e vengono maggiormente tutelati i diritti dei minori, ma anche dei padri che non dovranno necessariamente corrispondere un assegno di mantenimento mensile per il figlio e, soprattutto, non perderanno la casa familiare se di loro proprietà.
Più nel dettaglio:
1) non vi è più la designazione di un genitore collocatario. I figli vengono domiciliati presso entrambi i genitori e la residenza dei minori assume una rilevanza meramente anagrafica.
2) i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore si equivalgono, purché la distanza tra le abitazioni lo consenta e sempre valutando le particolarità del caso.
3) la casa familiare rimane nella disponibilità del proprietario dell’immobile.
4) la collocazione temporalmente paritetica dei genitori col figlio, esime dalla necessità di prevedere un contributo ordinario di un genitore in favore dell’altro. I figli vengono mantenuti da ciascun genitore in forma diretta durante i periodi di convivenza col figlio.
In caso di disparità reddituale rilevante verranno ripartite in misura diversa le spese non prevedibili / straordinarie.

È possibile ricorrere all’affidamento paritario in tutti i tribunali?

Si! Per ora solo nel caso in cui si raggiunga l’accordo delle parti.
È importante quindi affidarsi a legali specializzati in diritto di famiglia che sappiano aiutare i genitori separandi a trovare un accordo.

L’affidamento paritario può essere richiesto da qualunque coppia?

Si. Purchè le abitazioni siano vicine ed entrambi i genitori abbiano la possibilità di gestire i figli per pari tempo.
L’affidamento paritario è vantaggioso non solo per i padri, ma per l’intero nucleo familiare, in quanto consente di alleviare i motivi principali di lite (assegno, assegnazione della casa…..). I genitori ripartiscono solo le spese straordinarie.
Per il vestiario, di solito, ci si organizza col doppio armadio.

Per i bambini è destabilizzante passare da una casa all’altra?

No. Anzi per un sano sviluppo psico fisico dei minori passare più tempo anche con i papà è fondamentale.

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