Separazione senza figli, a chi va la casa?

Nel caso di separazione di una coppia senza figli, quali sono le sorti della casa coniugale?

In via preliminare chiariamo subito che in assenza di figli minorenni, o maggiorenni ma non economicamente autosufficienti, la casa coniugale non viene assegnata.

Occorre evidenziare che l’assegnazione della casa coniugale risponde all’unica esigenza di tutelare i figli (minorenni o maggiorenni che non siano indipendenti dal punto di vista economico) affinché restino nel loro habitat.

Secondo la Cassazione, infatti,  in materia di separazione e di divorzio, l’assegnazione della casa familiare deve essere finalizzata solo alla tutela della prole alla quale deve essere  assicurato il diritto di  permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta.

SE LE CONDIZIONI ECONOMICHE DEI CONIUGI SONO SPORPORZIONATE?

Anche in  questo caso dobbiamo chiarire che mai l’assegnazione della casa può essere disposta a titolo di integrazione dell’assegno di mantenimento eventualmente dovuto  .

In caso di evidente e oggettiva disparità di condizioni economiche (pensiamo alla moglie che non lavora e non abbia un “tetto”) si potrà stabilire eventualmente  un assegno di importo maggiore ma non si potrà espropriare l’immobile al legittimo proprietario.

Da ciò deriva quindi che in caso di separazione tra i coniugi in assenza di figli la casa coniugale resta nella disponibilità piena del legittimo proprietario (che può essere il marito o la moglie).

Come ha più volte ribadito la giurisprudenza la richiesta di assegnazione della casa familiare può essere avanzata unicamente in caso di «presenza di figli minorenni o maggiorenni ma non economicamente autosufficienti al fine di garantire loro una continuità di vita nel medesimo ambiente e, dunque, al fine di evitare ulteriori traumi oltre a quello conseguente alla disgregazione del nucleo familiare. Di conseguenza, detta domanda va rigettata qualora dall’unione coniugale non sono nati figli e, pertanto, non sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda» [Trib. Salerno, sentenza  n. 908/2020.].

Ricapitolando dunque, sulla base di quello che è l’orientamento prevalente della giurisprudenza sia di merito che di legittimità, l’assegnazione della casa coniugale – in favore del genitore cosiddetto collocatario dei figli – è prevista solo nel caso in cui vi siano figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti economicamente

Ne deriva che in assenza dei suddetti presupposti, non si darà luogo ad alcuna assegnazione della casa coniugale.

LE SORTI DELLA CASA CONIUGALE COINTESTATA AD ENTRAMBI I CONIUGI  IN ASSENZA DI FIGLI

Esaminiamo per ultimo anche il caso della coppia senza figli che decide di separarsi e  che sia anche comproprietaria della casa coniugale.

Dobbiamo in questo caso distinguere due ipotesi:

  1. Se  la coppia è sposata in regime di comunione dei beni, la comproprietà del  bene si scioglie al momento della separazione In questo caso, i coniugi dovranno decidere  tra l’attribuzione esclusiva del bene a uno dei due ( che dovrà liquidare all’altro la metà del controvalore dell’immobile), o la vendita a terzi con divisione al 50% del ricavato al netto di oneri e spese eventualmente ancora gravanti sull’immobile al momento della vendita.  Oppure procedere  una divisione in natura dell’immobile  ove possibile.
  2. Se la coppia, in regime di separazione dei beni, ha acquistato nel corso del matrimonio  un immobile con cointestazione dello stesso ad entrambi, in tal caso la separazione non comporterà lo scioglimento della comunione e l’immobile – anche nel caso di separazione – resterà comunque in comproprietà anche successivamente alla separazione (o divorzio). Anche in questo caso le soluzioni sono quelle sopra elencate.
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Avv. Daniela Giuliani
L'Avv. Daniela Giuliani dirige la sede di Roma di AMA (Avvocati Matrimonialisti Associati). Se desideri ulteriori approfondimenti su quest'articolo, puoi contattarla compilando il modulo di contatto che trovi in questa pagina.
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