“Se mi lasci vendo la casa e ti ritrovi in mezzo a una strada.” È una frase che ricorre spesso nelle fasi più tese di una separazione, usata come arma per spaventare il coniuge economicamente più debole. La buona notizia è che, nella grande maggioranza dei casi, si tratta di una minaccia infondata. Vediamo perché.
Perché è una paura quasi sempre infondata
La separazione non lascia il coniuge più debole senza tutele. Anzi, la legge prevede proprio una serie di protezioni che rendono vuota la minaccia di “vendere tutto”.
In primo luogo, la separazione comporta — salvo casi particolari — l’obbligo di mantenimento a carico del coniuge più abbiente in favore di quello più debole. E la misura del mantenimento tiene conto anche delle spese che il beneficiario dovrà sostenere: se non avrà più una casa, l’assegno dovrà essere più alto, proprio per consentirgli di trovarne un’altra.
Se ci sono figli, la casa non si tocca
La tutela più forte scatta quando ci sono figli. In presenza di figli minori, o maggiorenni non economicamente autosufficienti, il giudice assegna la casa familiare al genitore collocatario, a prescindere da chi ne sia il proprietario. Significa che il coniuge proprietario non può semplicemente vendere e mandare via l’altro: la casa resta a disposizione dei figli e del genitore con cui vivono.
E se la casa è di entrambi?
Quando l’immobile è in comproprietà, nessuno dei due può venderlo da solo: serve il consenso di entrambi. Un coniuge può al massimo vendere la propria quota, operazione nella pratica difficile e poco appetibile sul mercato. La minaccia di “vendere la casa” da un giorno all’altro, quindi, semplicemente non sta in piedi.
Quando invece bisogna fare attenzione
Esiste un caso in cui la prudenza è d’obbligo: casa di proprietà esclusiva di un coniuge e assenza di figli (o figli ormai autosufficienti e non conviventi). In questa ipotesi non c’è assegnazione, e il proprietario conserva la piena disponibilità dell’immobile. Anche qui, però, la tutela del coniuge debole passa attraverso un mantenimento adeguato, calcolato tenendo conto della necessità di reperire una nuova abitazione.
Per approfondire, leggi cosa succede alla casa in caso di separazione senza figli e la guida completa all’assegnazione della casa coniugale. L’obbligo di assistenza tra coniugi è fissato dall’art. 143 del Codice civile.
Se ti senti minacciato dalla frase “se mi lasci vendo la casa” e vuoi sapere quali sono davvero i tuoi diritti, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Mio marito può vendere la casa e lasciarmi senza nulla?
Quasi mai. Se ci sono figli, la casa viene assegnata al genitore con cui vivono; se è cointestata, non può venderla da solo; e in ogni caso ti spetta un mantenimento adeguato che tenga conto della casa.
Se la casa è solo mia posso venderla quando voglio?
Se non ci sono figli da tutelare e l’immobile è di tua esclusiva proprietà, conservi la disponibilità del bene. Ma il coniuge più debole va comunque tutelato attraverso il mantenimento.
La casa cointestata può essere venduta da un solo coniuge?
No. La vendita dell’intero immobile richiede il consenso di entrambi i comproprietari. Si può cedere solo la propria quota, operazione però difficile da realizzare nella pratica.
Come incide la casa sull’assegno di mantenimento?
Molto. Chi resta nella casa familiare ha esigenze abitative già soddisfatte e può ricevere un mantenimento più contenuto; chi invece deve trovare una nuova abitazione vedrà l’assegno calcolato tenendone conto.