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5 buoni motivi per stipulare un contratto di convivenza

§ Sintesi dei contenuti

Con la legge Cirinnà, anche in Italia le coppie che non vogliono o non possono sposarsi possono regolare i propri rapporti con un contratto di convivenza. Ma perché stipularlo? Al di là delle valutazioni personali, ci sono motivi molto concreti. Eccone cinque.

1. Mettere ordine nei rapporti economici

Il primo vantaggio è la certezza. Il contratto stabilisce chiaramente come i conviventi contribuiscono alle spese comuni, come si dividono i costi della casa e della vita quotidiana, evitando malintesi e discussioni future. Tutto ciò che è scritto è regolato; tutto ciò che non lo è rischia di diventare fonte di conflitto.

2. Scegliere il regime dei beni

Nel contratto di convivenza è possibile indicare il regime patrimoniale, ad esempio la comunione dei beni acquistati durante la convivenza. È uno strumento utile per decidere fin da subito a chi appartiene cosa, soprattutto quando uno dei due contribuisce più dell’altro agli acquisti.

3. Tutelare chi rinuncia al lavoro per la famiglia

Capita che uno dei conviventi riduca o abbandoni l’attività lavorativa per occuparsi della casa o dei figli. Il contratto può prevedere forme di tutela economica per chi compie questo sacrificio, riconoscendone il contributo alla vita comune.

4. Proteggere la casa di convivenza

Il contratto può disciplinare l’uso della casa in cui la coppia vive, stabilendo cosa accade in caso di cessazione della convivenza. È una tutela importante, soprattutto per il convivente che non è proprietario dell’immobile.

5. Avere certezza in caso di cessazione

Le storie, anche le più solide, possono finire. Avere già stabilito per iscritto cosa succede in caso di rottura — divisione dei beni, restituzioni, uso della casa — evita di trovarsi senza tutele in un momento già difficile. È, in fondo, un atto di reciproca responsabilità.

Per capire come si redige e si registra, leggi il modello di contratto di convivenza. Per il quadro generale, la convivenza di fatto. Lo strumento è previsto dalla legge 76/2016 (Cirinnà).

Se stai pensando a un contratto di convivenza e vuoi capire cosa conviene inserirvi, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.

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Domande frequenti

Il contratto di convivenza è obbligatorio?

No, è facoltativo. Ma è fortemente consigliato alle coppie conviventi che vogliono dare certezza ai propri rapporti economici e patrimoniali.

Cosa si può inserire nel contratto di convivenza?

Il regime dei beni, i contributi alla vita comune, l’uso della casa e le regole in caso di cessazione della convivenza. Non si possono invece prevedere diritti successori.

Chi può stipulare un contratto di convivenza?

Le coppie di conviventi di fatto, etero o omosessuali, maggiorenni e non legate da matrimonio o unione civile con altre persone.

Il contratto tutela in caso di rottura?

Sì: avere stabilito in anticipo divisione dei beni, restituzioni e uso della casa evita conflitti e incertezze nel momento della cessazione della convivenza.

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