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Vivere sotto lo stesso tetto è condizione necessaria per definire due persone, unite da legame sentimentale, come “coppia di fatto”? Di recente ci si è posti questa domanda dinanzi ad un caso particolare che, come spesso accade, ha aperto un dibattito su una questione meritevole di considerazione alla luce dei mutati tempi. Molte, infatti, sono le coppie che, per ragioni perlopiù economiche, non compiono il passo della convivenza in quanto costrette ancora a vivere con le rispettive famiglie, non avendo modo di costituire neppure di fatto un nucleo familiare in una nuova abitazione. Tuttavia è giusto che tale fattore funga da discriminante rispetto a quelle coppie che, invece, convivono? Ci si è chiesti cioè, se le coppie di fatto ( sempre più spesso accomunate per diritti e doveri delle parti alle coppie sposate) potessero essere definite tali solo se anche conviventi. La risposta attualmente sembra essere di no.

Cassazione, sentenza n. 9178/2018

In tal senso si è espressa la Cassazione ( sent. n. 9178/2018) che dinanzi ad un caso di richiesta di indennizzo di una donna compagna di fatto di un operaio morto per incidente sul lavoro, ha ritenuto giusto attribuire tale forma di risarcimento alla donna, anche se non convivente con l’uomo deceduto. Per la Cassazione il fatto che non fossero conviventi non ha rilievo dinanzi ad altri fattori determinanti una stabile unione, quali la condivisione del conto corrente o l’avere lo stesso medico di famiglia o la condivisione di momenti fondamentali della vita. Secondo la Suprema Corte infatti non sempre la mancata coabitazione è frutto di una scelta, più spesso sono fattori esterni contingenti ad impedirlo, ma ciò non basta ad ostacolare il consolidarsi di quella stabile unione, propria delle coppie di fatto, che condividono la stessa abitazione. I motivi possono essere molteplici, talvolta dettati anche dalla necessità di assistere genitori anziani. D’Altro canto, anche nelle coppie sposate sempre più spesso, per motivi di lavoro, i coniugi si ritrovano a convivere fisicamente solo nel fine settimana, ma la distanza non influisce sulla stabilità.

La visione della Cassazione, rispetto ai giudici della Corte di Appello, che inizialmente avevano rifiutato il riconoscimento del diritto all’indennizzo della donna in quanto non convivente, esprime un giudizio moderno anche del concetto di coppia, un giudizio che tiene conto sempre più della sostanza rispetto alla forma. Anzi, i giudici della Suprema Corte sembrano vogliano proprio incentivare un distacco rispetto ai giudizi avuti nel passato, che non sono più adeguati all’attuale assetto della nostra società, per molti aspetti difficile ed ostacolante i rapporti. Una relazione stabile e duratura more uxorio può prescindere dal fattore coabitazione, di modo che alle parti potranno ben applicarsi quei diritti e doveri che la Legge prima, e la giurisprudenza poi, ha riconosciuto nel corso degli anni indipendentemente dall’esistenza o meno di una convivenza costante.

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