Il padre ostacolato nel rapporto con i figli

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Quella del padre ostacolato nel rapporto con i figli è una delle tematiche che si verifica più di frequente, quando una separazione è gestita dai coniugi senza esclusioni di colpi. Triste, ma vero, i figli diventano un’arma di ricatto.

La partecipazione attiva di entrambi i genitori nella vita dei figli è una condizione irrinunciabile anche a seguito di separazione dei coniugi. Tale condizione infatti non può determinare l’esclusione dalla vita del minore di un genitore anche quando questi non risulti essere il genitore affidatario, in tal caso invero il ruolo di genitore viene ad essere assicurato all’altro coniuge non affidatario mediante il diritto di visita e di incontri col figlio, stabiliti secondo un calendario che può essere frutto di accordo o di provvedimento del giudice. Tuttavia non di rado si assiste a comportamenti che limitano l’esercizio di tale diritto/dovere genitoriale da parte di un coniuge nei confronti dell’altro che, di fatto, si trova nella situazione di non poter vivere il proprio rapporto col figlio. Molteplici possono essere gli espedienti messi in atto che vanno dal non consentire al minore di ricevere telefonate al far coincidere, ad esempio, impegni particolari del minore con i giorni di visita dell’altro coniuge, fino all’impedire completamente qualsiasi incontro. Tale situazione, di certo lesiva dei diritti del genitore ostacolato, dà vita al diritto di essere risarcito del danno subito da parte di chi lo ha provocato.

E’ del 7 aprile scorso la sentenza n 6790/2016 della Cassazione ove si afferma che l’ex coniuge che ostacola con la propria condotta i normali rapporti dell’altro coniuge col figlio è passibile di condanna al risarcimento del danno non patrimoniale, da quantificarsi in via equitativa da parte del giudice ossia facendo riferimento al proprio senso del giusto non strettamente vincolato da norme nell’adozione della decisione dove, però, dovranno essere chiariti i criteri utilizzati ed il ragionamento adottato.

Si apre così la strada ad un maggior riconoscimento del danno subito dall’ ex coniuge ostacolato nell’esercizio del proprio diritto genitoriale: il giudice, chiamato a decidere secondo equità, è obbligato a motivare ed indicare puntualmente tutte le circostanze considerate a sostegno della propria decisione.

Decisioni più giuste dunque, che tengano maggiormente conto di ogni circostanza lesiva, sottratte ad un giudizio difficilmente sindacabile.

Il caso

In particolare la Cassazione, chiamata ad intervenire, ha accolto il ricorso di un uomo che, pur vedendo riconosciuto sia in primo grado che in appello il proprio diritto al risarcimento del danno a seguito di condanna della ex moglie, non riteneva adeguata la determinazione del quantum risultato di una valutazione ingiusta del giudice non correttamente motivata.

Nel caso di specie infatti, l’uomo era ricorso in giudizio per i comportamenti della sua ex moglie affidataria del figlio a seguito di separazione tra coniugi, che col proprio comportamento effettuava continuo ostruzionismo agli incontri tra padre e figlio rendendo difficili i loro rapporti e contravvenendo manifestamente a quanto stabilito dal giudice civile nei provvedimenti riguardante la prole. Tale condotta, giudicata lesiva degli interessi dell’uomo, aveva determinato per quest’ultimo il diritto ad essere risarcito del danno. Tuttavia benchè nei due gradi precedenti di giudizio vi fosse stata la condanna della ex moglie al risarcimento del danno, la sua quantificazione a non era stata considerata adeguata dal padre leso nel suo legittimo diritto, rispetto a quanto subito.

La massima

La Cassazione, pertanto, accogliendo il ricorso ha affermato che in siffatti casi, fermo restando la discrezionalità del giudice che valuterà secondo equità, vi è l’obbligo per quest’ultimo di motivare dettagliatamente la propria decisione indicando anche il percorso logico giuridico seguito per la decisione del quantum.

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