“Mio figlio vuole vivere con me”: è una frase che ricorre spesso nelle separazioni conflittuali. Ma il figlio può davvero scegliere con quale genitore stare? E quando dice di voler vivere con il padre o con la madre, il giudice è tenuto a seguirlo? La risposta richiede equilibrio, perché in gioco c’è il benessere del bambino. Vediamo.
La preferenza del minore viene ascoltata
Il minore capace di discernimento ha diritto di essere ascoltato e di esprimere le proprie preferenze, anche sul genitore con cui desidera vivere prevalentemente. La sua voce è un elemento importante, che il giudice raccoglie attraverso l’ascolto e valuta con attenzione.
Ma la scelta non spetta al bambino
Attenzione, però: esprimere una preferenza non significa decidere. La scelta sul collocamento non è rimessa al minore, perché caricarlo di una simile responsabilità sarebbe contrario al suo interesse e lo esporrebbe al conflitto di lealtà tra i genitori. La decisione finale spetta sempre al giudice, che valuta la volontà del figlio come uno dei tanti elementi.
Come viene valutata la volontà del figlio
Il peso della preferenza espressa dipende da diversi fattori:
- l’età e la maturità del minore: più è grande e consapevole, più la sua opinione è considerata;
- la coerenza e genuinità della scelta, per capire se è autentica o indotta da un genitore;
- le ragioni addotte dal figlio e la loro corrispondenza al suo reale benessere.
Un conto è la preferenza serena e motivata di un adolescente; un altro è il “rifiuto” di un bambino piccolo, spesso specchio del conflitto tra gli adulti.
Attenzione alla strumentalizzazione
Il giudice è consapevole del rischio che la volontà del minore sia influenzata da un genitore. Per questo non si limita a registrare ciò che il bambino dice, ma cerca di comprenderne le radici, eventualmente con l’aiuto di esperti, distinguendo una scelta autentica da un condizionamento. L’interesse del minore, e non la “vittoria” di un genitore, resta la bussola.
Per approfondire leggi come funziona l’ascolto del minore e la guida all’affidamento dei figli. Il riferimento è l’art. 337-octies del Codice civile.
Se tuo figlio esprime il desiderio di vivere con te e vuoi capire come muoverti, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Il figlio può scegliere con quale genitore vivere?
Può esprimere una preferenza, che viene ascoltata e valutata, ma non decide: la scelta sul collocamento spetta al giudice, per non caricare il bambino di una responsabilità eccessiva.
Se mio figlio dice di voler vivere con me, il giudice lo segue?
Ne tiene conto in base all’età e alla maturità del figlio, ma valuta anche la genuinità della scelta e il suo reale interesse: non è un automatismo.
A che età la preferenza del figlio pesa di più?
Più il minore è grande e consapevole, più la sua opinione è considerata. La preferenza di un adolescente maturo ha un peso maggiore rispetto a quella di un bambino piccolo.
Come si evita che il figlio sia strumentalizzato?
Il giudice non si limita a registrare ciò che dice, ma ne valuta la genuinità, anche con l’aiuto di esperti, per distinguere una scelta autentica da un condizionamento di un genitore.