“Mio marito non mi vuole concedere il divorzio.” “Mia moglie si rifiuta di firmare.” È una delle paure più diffuse di chi vuole chiudere definitivamente il matrimonio. La buona notizia è che si fonda su un equivoco: il divorzio non ha bisogno del consenso di entrambi. Vediamo perché.
Il divorzio non si “concede”: è un diritto
Nel linguaggio comune si dice “concedere il divorzio”, ma è un’espressione fuorviante. Il divorzio non è una gentile concessione dell’altro coniuge: è un diritto che si esercita quando ricorrono i presupposti di legge. Se uno dei due vuole divorziare e sussistono le condizioni, l’altro non può impedirlo, neppure rifiutandosi di partecipare.
La condizione: una separazione già avvenuta
Il presupposto principale è che vi sia già stata una separazione, conclusasi con un’omologa (se consensuale) o con una sentenza passata in giudicato (se giudiziale), e che siano decorsi i termini di legge:
- 6 mesi dalla separazione consensuale;
- 12 mesi dalla comparizione davanti al giudice nella separazione giudiziale.
Trascorso questo periodo, ciascun coniuge può chiedere il divorzio anche da solo.
Cosa succede se l’altro si oppone
Se l’altro coniuge non è d’accordo o resta inerte, si procede semplicemente con il divorzio giudiziale: si deposita la domanda in tribunale e il giudice, verificati i presupposti, pronuncia lo scioglimento del matrimonio anche senza il consenso dell’altra parte.
L’opposizione dell’altro coniuge non blocca il divorzio in sé: può, al massimo, riguardare le condizioni (assegno, figli, casa), su cui deciderà il giudice. Ma il diritto a divorziare resta intatto.
In altre parole: chi “non concede” il divorzio può solo rendere il percorso un po’ più lungo, scegliendo la via giudiziale invece di quella congiunta, ma non può impedirlo.
Non serve dimostrare una “colpa”
Un altro equivoco diffuso è credere che, per divorziare contro la volontà dell’altro, occorra provare un tradimento o una colpa. Non è così: nel nostro ordinamento il divorzio si fonda sull’avvenuta separazione e sul decorso dei termini, non sulla dimostrazione di chi abbia “sbagliato”. La fine del matrimonio è constatata come un fatto, non come una sanzione: una volta maturati i presupposti, il giudice pronuncia lo scioglimento a prescindere dalle ragioni della crisi.
Opposizione strumentale: cosa fare
A volte l’altro coniuge si oppone non per un reale disaccordo, ma per ritardare o per usare il divorzio come leva nelle trattative economiche. Anche in questi casi la strategia è chiara: si procede per via giudiziale e si lascia che sia il giudice a decidere sulle condizioni contestate. Una condotta puramente dilatoria, oltre a non impedire il divorzio, può anche essere valutata negativamente. Affidarsi a un legale aiuta a non lasciarsi condizionare da pressioni o minacce di “non firmare”, che sul piano giuridico non hanno il peso che spesso si crede.
Per capire l’intero percorso leggi dalla separazione al divorzio e la guida al divorzio. La disciplina è nella legge 898/1970.
Se l’altro coniuge si oppone al divorzio e non sai come procedere, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Posso divorziare se l’altro non è d’accordo?
Sì. Il divorzio non richiede il consenso di entrambi: se sussistono i presupposti, si procede con il divorzio giudiziale e il giudice lo pronuncia anche senza l’accordo dell’altro.
Cosa serve per chiedere il divorzio?
Che vi sia già stata una separazione (consensuale o giudiziale) e che siano trascorsi i termini di legge: sei mesi dalla separazione consensuale o dodici da quella giudiziale.
L’altro coniuge può bloccare il divorzio?
No. Può opporsi sulle condizioni economiche o sui figli, che decide il giudice, ma non può impedire lo scioglimento del matrimonio.
Quanto dura un divorzio se l’altro si oppone?
Più di un divorzio congiunto, perché si segue la via giudiziale. I tempi dipendono dal tribunale e dalla complessità delle questioni economiche e sui figli.