L’infedeltà di un coniuge può portare all’addebito della separazione, con conseguenze economiche importanti. Ma in giudizio le parole non bastano: il tradimento va provato. Quali prove sono valide? E quali rischiano invece di essere inutilizzabili o addirittura illecite? Vediamolo.
Le prove ammesse
In linea generale, sono utilizzabili le prove raccolte lecitamente. Tra le più comuni:
- Fotografie e video che ritraggono il coniuge in atteggiamenti inequivocabili, purché ottenuti in luoghi pubblici o comunque senza violare il domicilio o la privacy altrui;
- Relazioni di un investigatore privato, che è un mezzo di prova pienamente ammesso: la Cassazione ha confermato la validità delle indagini investigative come elemento di prova dell’infedeltà;
- Testimonianze di persone a conoscenza dei fatti;
- Messaggi, chat ed e-mail, a condizione che si abbia legittimo accesso al dispositivo o all’account.
I limiti da non superare
Attenzione, però: nel tentativo di “incastrare” il coniuge si rischia di commettere a propria volta un illecito, rendendo la prova inutilizzabile e, nei casi più gravi, esponendosi a responsabilità penale. In particolare:
- non si possono installare localizzatori GPS di nascosto sull’auto altrui o software spia sul telefono: sono condotte che possono integrare reato;
- non si può accedere abusivamente a e-mail, social o messaggi protetti da password dell’altro (accesso abusivo a sistema informatico);
- non si possono fare fotografie violando il domicilio o riprendendo abusivamente l’intimità altrui.
La regola è semplice: una prova ottenuta illecitamente non solo rischia di non valere in giudizio, ma può ritorcersi contro chi l’ha raccolta.
Messaggi WhatsApp e SMS: quando valgono
Una delle prove oggi più frequenti è quella che arriva dalla messaggistica. La Cassazione ha riconosciuto ai messaggi WhatsApp e SMS il valore di prova documentale dei fatti in essi rappresentati (sono una “riproduzione meccanica” ai sensi dell’art. 2712 del Codice civile), purché ottenuti lecitamente. Perché la prova regga servono due requisiti: l’autenticità della provenienza (il messaggio deve provenire da un dispositivo identificabile, senza che trasmissione e conservazione ne abbiano alterato il contenuto) e l’integrità del contenuto, che in caso di contestazione può richiedere una perizia forense. Lo screenshot è ammesso, ma è prudente conservare il dispositivo e la cronologia originale. Approfondiamo il tema in messaggi WhatsApp e SMS come prova in tribunale.
Il valore delle prove fotografiche
Le fotografie sono una prova molto efficace, perché immediate e difficili da contestare. Per essere utilizzabili devono però essere state ottenute lecitamente — ad esempio scattate in un luogo pubblico — e devono mostrare in modo chiaro la situazione. Da sole, peraltro, non sempre bastano: il giudice valuta il quadro complessivo, e ricordiamo che il tradimento porta all’addebito solo se ha causato la crisi del matrimonio.
Per capire quando l’infedeltà porta davvero all’addebito leggi l’addebito della separazione; sul risarcimento, vedi tradito e risarcito. L’obbligo di fedeltà è previsto dall’art. 143 del Codice civile.
Se devi raccogliere prove del tradimento senza commettere errori, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Le foto sono una prova valida del tradimento?
Sì, se ottenute lecitamente, ad esempio in luoghi pubblici e senza violare domicilio o privacy. Devono mostrare in modo chiaro la situazione e vengono valutate nel quadro complessivo.
Posso usare un investigatore privato?
Sì. La relazione investigativa è un mezzo di prova ammesso e la Cassazione ne ha confermato la validità per dimostrare l’infedeltà del coniuge.
Posso mettere un GPS o un software spia sul telefono dell’altro?
No. Localizzatori e software spia installati di nascosto possono costituire reato e rendere la prova inutilizzabile, oltre a esporti a responsabilità penale.
Posso leggere le chat o le e-mail del coniuge?
Solo se vi accedi legittimamente. Entrare abusivamente in account o dispositivi protetti da password configura un accesso abusivo, illecito e penalmente rilevante.