Chi versa l’assegno di mantenimento e poi si rifà una famiglia — con un nuovo partner e magari altri figli — si domanda se questi nuovi impegni economici consentano di pagare meno. La risposta richiede equilibrio: l’obbligo verso i figli precedenti resta, ma i nuovi carichi familiari sono un elemento che il giudice può considerare. Vediamo come.
L’obbligo verso i primi figli non si cancella
Va detto subito, per evitare equivoci: formare una nuova famiglia non libera dall’obbligo di mantenere i figli nati dalla precedente unione. Il loro diritto è prioritario e non può essere sacrificato per le scelte di vita del genitore. La nuova famiglia, quindi, non è una “scusa” per smettere di pagare.
I nuovi figli come fatto nuovo
Diverso è il discorso sull’importo. La nascita di nuovi figli, che il genitore è tenuto a mantenere, fa aumentare le sue responsabilità economiche complessive. Si tratta di un fatto sopravvenuto che può legittimare una richiesta di revisione dell’assegno, perché incide realmente sulla capacità contributiva.
Il principio cardine è la parità tra tutti i figli: quelli della prima unione e quelli della seconda hanno lo stesso diritto al mantenimento. Il giudice, perciò, non privilegia gli uni a scapito degli altri, ma ridistribuisce le risorse disponibili in modo equilibrato, tenendo conto delle esigenze di ciascuno.
Cosa pesa nella valutazione
Per decidere se e quanto ridurre, il giudice considera in particolare:
- il numero e le esigenze dei nuovi figli;
- i redditi complessivi del genitore obbligato e dell’eventuale nuovo partner;
- le condizioni economiche dell’altro genitore dei primi figli;
- le esigenze dei figli della precedente unione.
La semplice nuova convivenza, senza nuovi figli, incide meno: convivere con un nuovo partner che ha redditi propri non aumenta necessariamente i costi a carico dell’obbligato e, anzi, può migliorarne la situazione complessiva.
La strada corretta: la revisione
Anche in presenza di una nuova famiglia, non si può ridurre l’assegno di propria iniziativa. Occorre chiedere la revisione, documentando i nuovi carichi familiari. Solo l’accordo tra le parti o la decisione del giudice possono modificare legittimamente l’importo.
Per il quadro completo leggi la guida su mantenimento e nuova famiglia e come ridurre l’assegno di mantenimento. Il riferimento è l’art. 156 del Codice civile.
Se hai una nuova famiglia e vuoi capire se puoi chiedere la riduzione, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Se mi rifaccio una famiglia posso ridurre il mantenimento?
L’obbligo verso i primi figli resta, ma la nascita di nuovi figli aumenta i carichi familiari e può giustificare una revisione dell’importo da parte del giudice.
I nuovi figli hanno la precedenza su quelli della prima unione?
No. Tutti i figli hanno pari diritto al mantenimento. Il giudice ridistribuisce le risorse in modo equilibrato, senza privilegiare gli uni a scapito degli altri.
Conta anche solo la nuova convivenza, senza figli?
Incide meno. Convivere con un partner che ha redditi propri non aumenta necessariamente i costi e può addirittura migliorare la situazione economica complessiva dell’obbligato.
Posso ridurre l’assegno da solo perché ho un altro figlio?
No. Devi chiedere la revisione al giudice, documentando i nuovi carichi familiari. Ridurre i pagamenti di propria iniziativa espone a conseguenze.