Una delle domande più frequenti, e più angoscianti, di chi affronta una separazione è: quanto sarà l’assegno di mantenimento? La risposta delude chi cerca certezze immediate, ma è importante conoscerla: non esiste una formula matematica. L’importo si determina valutando una serie di fattori concreti. Vediamo quali, distinguendo il mantenimento del coniuge da quello dei figli, e da cosa conviene partire per farsi un’idea realistica.
Nessuna formula fissa: il giudice valuta caso per caso
Chi spera in una tabella o in una percentuale predefinita resta deluso: l’ordinamento non prevede un criterio automatico. Il giudice — o l’accordo tra le parti — determina l’assegno valutando in concreto la situazione economica della famiglia e i bisogni di chi ne ha diritto. Questo significa che casi apparentemente simili possono dare luogo a importi diversi, a seconda delle circostanze. La discrezionalità del giudice è ampia, ma deve essere motivata e ancorata a elementi verificabili.
Il mantenimento dei figli
Per i figli, il criterio guida è il loro interesse e il diritto a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza dei genitori. I fattori principali che il giudice considera sono:
- le attuali esigenze del figlio (età, salute, percorso scolastico, attività);
- il tenore di vita goduto durante la convivenza;
- i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
- le risorse economiche di entrambi i genitori;
- il valore economico dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Entrambi i genitori contribuiscono in proporzione alle proprie possibilità: chi ha redditi maggiori contribuisce di più. Un errore comune è pensare che, con tempi di permanenza paritari, l’assegno si azzeri: non è così se permane uno squilibrio di redditi, perché il figlio ha diritto allo stesso tenore di vita presso entrambe le case.
Il mantenimento del coniuge
Per il coniuge separato, l’assegno spetta a chi non abbia redditi propri adeguati, sempre che non gli sia stata addebitata la separazione. Qui i fattori valutati sono in particolare:
- il divario economico tra i coniugi (redditi e patrimoni);
- il tenore di vita tenuto durante il matrimonio;
- la durata del matrimonio;
- il contributo dato da ciascuno alla vita familiare, comprese le rinunce professionali;
- l’età e la capacità lavorativa del richiedente.
Va precisato che, soprattutto in sede di divorzio, il parametro del “tenore di vita” matrimoniale non è più automatico: il giudice valuta l’adeguatezza dei mezzi e la possibilità concreta di procurarseli, in chiave anche compensativa dei sacrifici fatti per la famiglia. Per approfondire vedi come è cambiato l’assegno di mantenimento.
Il ruolo del patrimonio, non solo del reddito
Un aspetto spesso sottovalutato è che il giudice non guarda solo allo stipendio, ma all’intera situazione economica: immobili, risparmi, rendite, partecipazioni, tenore di vita effettivo. Chi possiede beni di valore non può sostenere di non avere capacità economica solo perché dichiara redditi bassi. Allo stesso modo, possono emergere redditi non dichiarati, che il giudice può accertare anche tramite indagini.
Da cosa partire, in pratica
Per farsi un’idea realistica, è utile mettere insieme un quadro completo: redditi e patrimoni di entrambi, spese ordinarie e straordinarie dei figli, situazione abitativa (chi resta nella casa familiare incide sul calcolo). Più i dati sono trasparenti e documentati, più è semplice arrivare a un importo equo, sia per via di accordo sia davanti al giudice. Una stima preventiva, fatta con un professionista, aiuta a impostare richieste credibili ed evitare attese irrealistiche.
Ricorda anche che le spese straordinarie dei figli non sono comprese nell’assegno e si aggiungono a parte. Per il quadro completo leggi la guida all’assegno di mantenimento. I riferimenti sono gli artt. 156 e 337-ter del Codice civile.
Se vuoi una stima realistica dell’assegno nel tuo caso, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.
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Domande frequenti
Esiste una tabella per calcolare il mantenimento?
No. Non c’è una formula o una percentuale fissa: il giudice valuta caso per caso redditi, esigenze, tenore di vita e contributo di ciascuno, motivando la decisione.
Come si calcola il mantenimento dei figli?
Considerando le esigenze del figlio, il tenore di vita goduto, i tempi con ciascun genitore e le risorse di entrambi, che contribuiscono in proporzione alle proprie possibilità.
Con tempi paritari l’assegno si azzera?
Non automaticamente: se i redditi dei genitori sono molto diversi, quello più abbiente versa comunque un contributo, per garantire al figlio lo stesso tenore di vita presso entrambi.
Conta solo il reddito o anche il patrimonio?
Conta l’intera situazione economica: redditi, patrimoni, tenore di vita effettivo ed eventuali redditi non dichiarati, che il giudice può accertare anche con indagini.
Le spese straordinarie sono incluse nell’assegno?
No. L’assegno copre le spese ordinarie; quelle straordinarie si aggiungono e si dividono di norma a metà tra i genitori.